Riprendiamo a parlare di Haiti.
Ovvero quelle interviste che ci piacciono e che sanno un po’ di esotico.

Avevamo interrotto l’intervista a Chiara Catenazzi, project manager per Caritas Italiana ad Haiti, per farvi sentire un po’ di suspance ma eccoci tornati con una piccola dose di cultura e temi sociali che non hanno mai fatto male a nessuno.

Se vi siete persi la parte iniziale dell’intervista e vi state chiedendo di che cosa diavolo stiamo farneticando, non siete stati attenti!

Com’è la tua vita ad Haiti?

Vivo con una comunità di frati haitiani a Port-de-Paix, dove i bianchi li conti sulle dita di una mano.

Sono a stretto contatto con la popolazione, mangio e dormo sotto lo stesso tetto e condivido il bagno con loro. Certo sono diversa perché di solito ho l’acqua e l’elettricità in casa, mangio tutti i giorni e ho altri mezzi, le possibilità saranno sempre diverse. Non saprò mai veramente come vive un haitiano povero, ma cerco di adottare uno stile che non si discosti troppo dal loro.

Nelle comunità rurali dove vado spesso mi sento accettata e anche amata, in città invece è più difficile conoscere le persone, ma nel mio quartiere mi sento tranquillissima a muovermi e ad andare a trovare chi conosco.

È chiaro che in una città piccola dai nell’occhio, ti senti sempre etichettato e in parte diverso perché sei bianco, ti guardano tutti e spesso commentano, mentre a Port-au-Prince è già un’altra cosa.
A volte è difficile vivere così ma sono contenta perché il bello di questo lavoro sono le relazioni che si costruiscono con le persone.

bimbi di haiti

Di che cosa c’è bisogno?

Potrei dire tutto ma anche di niente.

Tutto perché mancano le infrastrutture, il cibo, l’acqua, l’elettricità, le cose base.
Niente perché le risorse per avere questi servizi ci sarebbero, il paese è maltrattato ma si potrebbe trovare una soluzione.

Andando alla radici di ciò che manca ad Haiti servirebbero politici responsabili, lo stato è in mano a gente che vuole solo arricchirsi e non fa nulla per il paese. Dall’altra parte servirebbe che le persone venissero formate con un’educazione di qualità, spesso chi è riuscito a raggiungerla è andato all’estero, rimanendoci.
Pochissimi comprensibilmente tornano a vivere ad Haiti, c’è una diaspora massiccia, che contribuisce in modo importante al reddito del paese, ma più che questo servirebbero teste pensanti che lavorino per la propria gente.

Quali sono le cose che non riesci a sopportare?

La mentalità fatalista, che significa non potere nulla ma anche deresponsabilizzarsi sotto un sacco di punti di vista perché è sempre Dio o è il destino da cui tutto dipende.
Il razzismo che ho sentito per la prima volta sulla mia pelle: sei discriminato e disprezzato perché sei bianco. Hanno delle ragioni storiche validissime ma è brutto perché sei lì per aiutare e ti senti trattato come un colonizzatore francese del 1750.
Il cibo non mi piace, sono vegetariana e i piatti forti per loro sono a base di carne. La cucina è molto spartana, senza troppa cura, non mangi per piacere ma solo per nutrirti.
E ancora la povertà violenta e disumana, esistono cose inascoltabili. Non penso sia colpa dei cittadini, hanno una responsabilità ma non sono i veri colpevoli delle loro condizioni.

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E quelle che ti piacciono?

L’allegria scanzonata delle persone. Un senso dell’umorismo incredibile, riescono a ridere in delle situazioni in cui viene da chiederti che cosa ci fai al mondo!

Poi sicuramente la musica che è un po’ dappertutto, ad Haiti c’è sempre qualcosa che suona, anche di notte, è strano ma ti riempie di sollievo, ti fa venire voglia di combattere.
Il senso estetico che hanno. Anche in contesti degradati come le baraccopoli c’è un contrasto quasi poetico con disegni colorati: qualsiasi cosa vendano nei baracchini è illustrata sul muro, sui mezzi pubblici ci sono fantasiose rappresentazioni di eroi del calcio ed immagini sacre.
Il fascino misterioso della cultura meticcia che avvolge ogni evento, a volte mi sembra di vivere in un romanzo del realismo magico.
L’ambiente naturale è una delle cose più belle di Haiti, è una terra incredibile: la strada dalla capitale verso il nord ti fa passare dalla savana, alle risaie, dalle saline al bosco tropicale.

Infine, per come sono fatta io, un’altra cosa che mi piace è la vita semplice e a contatto con la natura.